Avevo provato a fargli qualche altra domanda mentre mi preparavo.
Inutile.
Ogni volta che cercavo di capire dove stessimo andando, lui si limitava a sorridere con quell’aria tranquilla che nasconde sempre qualcosa.
«Non puoi almeno darmi un indizio?» chiesi mentre infilavo le scarpe.
Lui era appoggiato alla porta con le braccia incrociate, osservandomi.
«Se ti dicessi qualcosa non sarebbe più una sorpresa.»
Sbuffai.
«Odio le sorprese.»
«No» disse lui con calma. «Odi non avere il controllo.»
Lo guardai.
«Non è vero.»
Il suo sopracciglio si sollevò leggermente.
«Principessa…»
Non finì la frase.
Non ce n’era bisogno.
Sospirai.
«Va bene. Hai vinto.»
Il suo sorriso apparve subito.
Uscimmo di casa poco dopo.
L’aria del mattino era fresca e il cielo incredibilmente limpido. La città era piena di quella calma particolare del fine settimana: meno traffico, meno fretta.
Camminammo per qualche minuto senza parlare troppo.
A un certo punto mi accorsi che non stavamo andando verso il centro.
«Aspetta…» dissi. «Questa strada non porta ai soliti posti.»
«Lo so.»
«Quindi dove stiamo andando?»
«Abbi un po’ di pazienza.»
Lo guardai con sospetto, ma continuai a camminare.
Dopo qualche isolato la città iniziò a cambiare. Meno negozi, più alberi, più spazio.
Poi lo vidi.
Il lago.
L’acqua era calma, quasi immobile, e rifletteva il cielo come uno specchio.
«Oh.»
Mi fermai.
«Sorpresa» disse lui.
Mi voltai verso di lui.
«Mi hai portata qui?»
«Ti ricorda qualcosa?»
Sorrisi subito.
Certo che mi ricordava qualcosa.
«La sera in cui stavo congelando.»
«Esattamente.»
Ridemmo.
Ci avvicinammo al lungolago e iniziammo a camminare lentamente. L’aria profumava di acqua e di sole.
La gente passava accanto a noi: coppie, famiglie, persone che correvano.
Ma io ero completamente concentrata su di lui.
«Sai una cosa?» dissi dopo un po’.
«Mmh?»
«Questa è stata una buona idea.»
«Lo so.»
Lo guardai.
«Un po’ di modestia?»
«Non oggi.»
Scoppiai a ridere.
Continuammo a camminare lungo l’acqua per un bel po’, parlando di tutto e di niente. Ricordi, progetti, idee.
A un certo punto lui prese la mia mano.
Un gesto naturale.
Come se lo facesse da sempre.
Restammo così per qualche minuto in silenzio.
«Ti ricordi cosa ti ho detto qui l’altra volta?» chiese.
«Che non mi avresti lasciata andare.»
Lui annuì lentamente.
«Non ho cambiato idea.»
Il mio cuore si strinse appena.
«Nemmeno io.»
Pranzammo in una piccola pizzeria vicino al lago.
Il posto era semplice, rumoroso, pieno di gente.
Perfetto.
Mangiammo lentamente, ridendo e prendendoci in giro come due adolescenti.
A un certo punto mi accorsi che mi stava osservando.
«Cosa c’è?» chiesi.
«Niente.»
«Stai pensando qualcosa.»
«Sto pensando che sei bella quando ridi.»
Arrossii leggermente.
«Sei impossibile.»
«Lo so.»
Tornammo a casa nel tardo pomeriggio.
La luce del sole stava iniziando a diventare più calda, più morbida.
Quando entrammo in casa, chiusi la porta alle nostre spalle e appoggiai la borsa sul tavolo.
Lui si fermò vicino all’ingresso.
Mi stava guardando di nuovo in quel modo.
Quel modo che conosco fin troppo bene.
«Che c’è?» chiesi.
Non rispose subito.
Fece solo un passo verso di me.
Poi un altro.
«È stata una bella giornata» disse.
«Molto.»
Ora eravamo molto vicini.
Il suo sguardo scese per un attimo sulle mie labbra.
Il mio respiro cambiò leggermente.
«Sai qual è la parte migliore delle giornate così?» mormorò.
«Quale?»
Le sue mani si posarono lentamente sui miei fianchi.
«Quando tornano a casa.»
Sentii il cuore accelerare.
«Perché?»
Il suo sorriso comparve di nuovo.
«Perché finalmente non dobbiamo andare da nessuna parte.»
Poi si chinò verso di me e mi baciò.
Un bacio lento.
Caldo.
Pieno di quella familiarità che solo due persone che si conoscono davvero possono avere.
Le mie mani si posarono automaticamente sulle sue spalle.
Quando ci staccammo, appoggiai la fronte alla sua.
«Sai una cosa?» sussurrai.
«Cosa?»
Sorrisi.
«Forse le tue giornate “non normali” mi piacciono.»
Il suo sorriso si allargò.
«Aspetta di vedere la prossima.»
E conoscendolo…
sapevo perfettamente che non stava scherzando.

