Mi chiamo Gihan.
Non sono mai stata il tipo di donna che passa inosservata, ma non per i motivi che la gente pensa. Non sono la più bella della stanza, non ho il corpo perfetto delle modelle su Instagram, e non sono nemmeno particolarmente silenziosa.
La verità è che le persone mi notano perché sono viva.
Sorrido spesso. Parlo con tutti. E ho quella curiosità un po’ pericolosa che mi ha sempre portata a cercare emozioni forti.
Ma la cosa che davvero cambia il modo in cui gli altri mi guardano… è lui.
Mio marito.
Quando siamo insieme, la gente lo percepisce subito. Non serve che faccia qualcosa di particolare. Non serve nemmeno che parli.
È semplicemente il modo in cui occupa lo spazio.
Alto. Spalle larghe. Uno sguardo calmo ma impossibile da ignorare. Quando entra in una stanza, sembra che l’aria cambi leggermente direzione.
E poi c’è il modo in cui guarda me.
Quello, di solito, è il momento in cui tutti capiscono.
Perché quando i suoi occhi si posano su di me… è come se il resto del mondo smettesse di esistere.
Ci siamo conosciuti cinque anni fa.
E no, non è stata una di quelle storie romantiche da film, con uno scontro per strada o un caffè rovesciato per caso.
La verità è molto più moderna.
Un’app di incontri.
Ricordo ancora quando il suo profilo comparve sullo schermo del telefono. Una foto semplice, ma bastava per capire che non era come gli altri.
C’era qualcosa nel suo sguardo.
Calmo. Sicuro. Quasi provocatorio.
Gli diedi il mio numero senza pensarci troppo.
Lui mi scrisse.
E io… non risposi.
Non perché non mi interessasse. Al contrario. Forse proprio perché mi interessava troppo.
Qualche giorno dopo mi scrisse di nuovo.
Quella volta risposi.
Da lì iniziò tutto.
Passammo l’intero week-end a scriverci. Messaggi su messaggi. Conversazioni infinite. Battute, confidenze, piccoli silenzi pieni di curiosità.
Era strano.
Non lo avevo mai visto davvero, ma sentivo già una tensione sottile tra noi. Come se stessimo camminando uno verso l’altra senza saperlo.
Il lunedì dopo ci incontrammo.
Ricordo perfettamente quel momento.
Lo vidi arrivare da lontano.
E per un secondo il mio cervello smise di funzionare.
Era… spettacolare.
Alto. Spalle larghe. Muscoloso. Vestito con una naturale eleganza che non sembrava nemmeno studiata. Il taglio di capelli fresco, il passo sicuro.
Ma non era solo quello.
Era l’aura.
Quella presenza difficile da spiegare che alcune persone hanno.
Quando arrivò davanti a me, sorrise leggermente.
«Gihan?» disse.
Annuii, cercando disperatamente di sembrare normale.
«Sì.»
La verità è che dentro di me stava succedendo il caos.
Passammo l’intera giornata insieme.
Parlammo per ore.
Camminammo senza una meta precisa per le strade della città. Entrammo in piccoli negozi, ridemmo per sciocchezze, ci fermammo a mangiare una pizza in un posto minuscolo dove il proprietario continuava a guardarci come se stessimo girando una scena di un film romantico.
Ma la cosa che ricordo più chiaramente… sono gli sguardi.
Quegli sguardi pieni di tensione.
Ogni volta che i nostri occhi si incrociavano sembrava che l’aria si facesse un po’ più pesante.
Come se entrambi sapessimo che qualcosa stava iniziando.
Qualcosa che nessuno dei due avrebbe potuto fermare né immaginare.
Quando alla fine della giornata ci salutammo, rimasi per qualche secondo immobile a guardarlo andare via.
Dentro di me lo sapevo già.
Quella non era stata solo una bella giornata.
Era stata la migliore della mia vita.
E da quel momento non ci siamo più fermati.
Ogni giorno insieme è diventato una nuova avventura.
A volte dolce. A volte intensa. A volte imprevedibile.
Ma sempre vera.
E la cosa più incredibile è che, anche dopo tutto questo tempo… quando lui mi guarda ancora in quel modo, sento esattamente la stessa tensione di quel primo lunedì.
Come se tutto potesse ricominciare da capo.
Ogni singolo giorno.
Ricordo ancora perfettamente la prima cosa che ho pensato quando i nostri sguardi si sono incrociati.
Pericoloso.
Non saprei spiegare perché. Non avevo ancora parlato con lui. Non sapevo niente della sua vita.
Ma c’era qualcosa nel suo modo di osservare il mondo.
Calmo.
Controllato.
Come se avesse sempre un passo di vantaggio sugli altri.
———
La mia famiglia dice sempre che sono troppo impulsiva.
Mia madre, Fatou, è una donna forte. Una di quelle che hanno imparato a cavarsela da sole molto presto.
Quando ero più giovane mi diceva spesso:
«Gihan, il cuore è importante. Ma devi anche imparare a usare la testa.»
Mia sorella invece è l’opposto.
Pragmatica. Protettiva. Sempre convinta di dover controllare che io non faccia qualche follia.
Quando le ho parlato per la prima volta di mio marito, mi ha guardata a lungo in silenzio.
«Ti fidi di lui?» mi ha chiesto.
Avevo sorriso.
«Più di quanto mi fidi di me stessa.»
Non sono sicura che la risposta l’abbia rassicurata…
⸻
Anche al lavoro ormai tutti sanno che sono sposata.
La mia collega Zelda me lo ricorda spesso.
«Il modo in cui tuo marito ti guarda è… intenso» mi ha detto una volta davanti alla macchinetta del caffè.
«Intenso in che senso?» avevo chiesto.
Lei aveva fatto una smorfia divertita.
«Nel senso che se io fossi al tuo posto probabilmente mi dimenticherei come si respira.»
Avevo riso.
Ma dentro di me sapevo che non aveva tutti i torti.
Perché la verità è che con lui tutto è più forte.
Le risate.
Le discussioni.
Le emozioni.
E soprattutto quella strana tensione invisibile che esiste tra noi.
Una tensione fatta di fiducia, desiderio e qualcosa di più profondo… qualcosa che non riesco ancora a definire del tutto.

